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I disturbi d’ansia

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

I disturbi d’ansia

Diagnosi nosografico-descrittiva

I disturbi d’ansia più comuni, secondo le diagnosi indicate nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, APA, 2014), sono classificati come segue.

Specificatore attacco di panico e disturbo di panico

L’attacco di panico può manifestarsi nel corso di una qualsiasi psicopatologia, per questo si parla di “specificatore”. La dignosi di disturbo di panico invece è caratterizzato dalla presenza di ricorrenti attacchi di panico (almeno due, anche se in genere gli attacchi sono molti di più) definiti come “inaspettati”. Il termine “inaspettati” sta a significare che, apparentemente, non si evidenziano cause scatenanti l’attacco.

I sintomi fisici che si manifestano, nel caso di un attacco di panico sono almeno quattro tra: palpitazioni; sudorazione; tremori; dispnea; sensazione di asfissia; dolore al petto; nausea; sensazione di instabilità e sbandamento; derealizzazione (la realtà esterna appare strana ed irreale) o depersonalizzazione (avere la sensazione di essere staccati dal proprio corpo); sensazione di perdere il controllo, impazzire o morire; parestesie (ad esempio, avvertire formicolii), brividi o vampate di calore.

Il disturbo d’ansia sociale

Il Disturbo d’Ansia Sociale (o Fobia Sociale) si caratterizza per una paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri. Gli esempi comprendono interazioni sociali (per es., avere una conversazione, incontrare persone sconosciute), essere osservati (per es. mentre si mangia o si beve) ed eseguire una prestazione di fronte ad altri (per es. fare un discorso in pubblico) (APA, 2014).

Ciò che realmente teme l’individuo è la possibilità di agire in modo tale da manifestare i suoi sintomi d’ansia, che saranno valutati negativamente (perché imbarazzanti, umilianti, porteranno al rifiuto o risulteranno offensivi per altri). Come in molti disturbi d’ansia, le situazioni ansiogene sono evitate o sopportate con disagio dal paziente.

La paura, l’ansia e l’evitamento per porre diagnosi di ansia sociale devono durare più di 6 mesi e devono risultare sproporzionate rispetto alla reale minaccia della situazione.

L’agorafobia

L’agorafobia è caratterizzata dall’ansia di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile (o imbarazzante) allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto, in caso di attacco di panico. Le situazioni in cui si manifesta l’agorafobia sono ad esempio l’essere fuori casa da soli, l’essere in mezzo alla folla o in coda, l’essere su un ponte, viaggiare in automobile o con altri mezzi di trasporto (ad esempio, treni o autobus).

Il disturbo d’ansia generalizzata

Tale disturbo è caratterizzato da ansia e preoccupazione eccessive, che si manifestano per la maggior parte dei giorni per almeno 6 mesi, relative a una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche) (APA, 2014). La persona ha difficoltà nel controllare la preoccupazione e l’ansia, che egli stesso reputa eccessiva per intensità, durata o frequenza rispetto alla realtà probabilità o impatto dell’evento temuto. Questo si associa a tre o più dei seguenti sintomi: irrequietezza (sentirsi tesi, con i nervi a fior di pelle), affaticamento, difficoltà a concentrarsi o vuoti di memoria, irritabilità, tensione muscolare e alterazioni del sonno (difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, sonno irrequieto e insoddisfacente).

 

Diagnosi esplicativa

In termini fenomenologici, nel caso dei disturbi ansiosi si assiste a uno sbilanciamento dei normali livelli di attivazione fisiologica (arousal). Le persone con tendenze ansiose hanno una capacità enterocettiva, cioè di captare i cambiamenti corporei viscerali, incrementata rispetto agli altri. Pertanto qualsiasi esperienza emotiva intensa, positiva o negativa, potenzialmente innesca ansia, paura, angoscia e attivazione viscerale (per es. tachicardia, sudorazione, tremore o dolori fisici come il mal di pancia). Segue una concentrazione eccessiva (iper-focalizzazione) su tali stati viscerali, che diventano una preoccupazione importante. Lo stato di allerta è sganciato dal contesto in cui emerge (spazio-temporale ed emotivo) e le persone faticano a trovare una causa scatenante. Il pensiero a quel punto diventa quello di aver paura di morire o comunque che stia succedendo qualcosa di brutto (per es. un infarto). Si innesca così il circolo detto “paura della paura”: emerge un’attivazione viscerale e segue una sensazione di pericolo imminente che porta la persona in uno stato ansioso, a questo punto l’ansia non è più modulabile perchè non si riconosce la causa scatenante e arriiva l’attacco di panico.

Per quanto concerne l’agorafobia è la paura di non poter scappare dalla situazione in caso insorgessero sintomi ansiosi. La fobia sociale è l’ansia per il giudizio altrui. L’esposizione interpersonale provoca un’esperienza viscerale negativa che diventa difficile configurare in un racconto.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC (trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edisione, Raffaello Cortina, Milano, 2014).

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Torino: Bollati Boringhieri.

 

2 risposte

  1. Luca ha detto:

    I colloqui con la dottoressa mi hanno permesso di comprendere le mie paure e liberarmi sempre di più dai sintomi che mi rendevano la vita impossibile da anni. Grazie ancora!

    • Dott.ssa Valeria Bleggi ha detto:

      Buongiorno Luca, la ringrazio del suo commento e le auguro una buona giornata. VB

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