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Cos’è il burnout lavorativo?

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Cos’è il burnout lavorativo?

Ecco come Yves Clot definì il burnout nel 1999:

«A coloro che accettano di darsi senza misura, troppo spesso nell’anonimato sociale e a loro rischio e pericolo, si centellina appena un po’ di riconoscimento, si nega la competenza e si contesta l’iniziativa quando questa scuote il potere. Non finiremo mai di sostenere che quando il lavoro finisce per essere rifiutato da chi lo fa, significa che è divenuto “rivoltante”, come ha ben mostrato, tra altri, Pialoux nel caso della modernizzazione dei reparti di finitura delle fabbriche Peugeot di Sochaux (Pialoux, 1996). Non offre più la possibilità di far valere, nei compiti che propone, tutte le attese che ciascuno porta in sé e che, come dimostra la ricerca citata, per di più sono spesso i resti delle politiche manageriali prese alla lettera dai salariati. Il lavoro perde senso — quando lo perde — non a causa della concorrenza che gli farebbero oramai, sul terreno dei valori, le attività extralavorative, ma per una ragione completamente opposta: quando non permette più la realizzazione degli stimoli vitali e dei valori che il soggetto trae da tutti gli ambiti di vita nei quali è implicata la sua esistenza, compreso il lavoro».

Tratto da «La funzione psicologica del lavoro» (Yves Clot, 1999)

Nel testo sopra citato, Clot cita lo studio sociologico di Pialoux perchè egli descrisse il burnout degli operai dell’industria automobilistica Peugeot della città di Sochaux. Infatti, tra il 1989 e il 1992, in tale fabbrica si passò dal fordismo al Toyota production System. Questo cambiamento fu molto difficile per gli operai. Ognuno doveva rispondere del proprio lavoro individualmente e la gerarchia era forte. Per questo pare che sofrissero di burnout.

Maslach (1982; 1997) descrive la sindrome da burnout come una sindrome di esaurimento emozionale, di depersonalizzazione e di riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che, per professione, “si occupano della gente”». In altre parole, scaturisce da un sostanziale squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di affrontarle, ed esprime una sollecitazione emozionale di frustrazione e demoralizzazione, con difese inadeguate e comportamenti maladattativi. Il burnout è sostanzialmente una sindrome da stress lavoro-correlato.

Il burnout (trad. it. “bruciarsi”) è definito da Leiter e Maslach (2004) come una sindrome psicologica e i sintomi sono il sentirsi esausti, cinici e inefficaci in risposta a uno stress lavorativo cronico.

Chernise (1980) definisce il burnout come il sopraggiungere di perdita di entusiasmo, eccitazione e senso di responsabilità nei confronti del lavoro svolto (Chavoshifar et al, 2012).

Lakriz afferma che il burnout descrive le risposte dell’uomo allo stress sperimentato sul lavoro (Amiri and et al, 2012).

Maslach (2001) divide il burnout lavorativo in due categorie secondo i fattori situazionali (tipo di lavoro, aspettative, motivazione e risorse lavorative) e i fattori personali (caratteritiche demografiche, stlie di personalità, abilità di cooping).

Le professioni a riscio sono in particolare quelle sanitarie (medici, psicologi, infermieri, educatori, OSS, ecc.) ma anche le forze armate e gli insegnanti. In generale tutti colore che si occupano di persone.

 

 

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