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Le fobie

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Le fobie

Fobia dei ragni

Cosa s’intende per “fobia”?

Una fobia è una paura marcata nei confronti di un elemento specifico sproporzionata, sempre presente e spesso irrazionale rispetto alle paure comuni.

Cosa s’intende per “fobia specifica”?

Una fobia è una paura marcata nei confronti di un elemento specifico (oggetto, situazione, animale, luogo, ecc.), sproporzionata, sempre presente e spesso irrazionale rispetto alle paure comuni. Si tratta di un processo che si instaura nella persona facendole provare stati di ansia e terrore spropositati nei confronti dello stimolo fobico (il particolare elemento che causa la paura), tanto da farle mettere in atto comportamenti di evitamento delle situazioni nelle quali è probabile trovarsi faccia a faccia con lo stimolo.

Quali sono i sintomi?

Per una diagnosi di fobia specifica è necessario individuare una serie di sintomi che la persona sperimenta in presenza dello stimolo fobico. Ecco di seguito i criteri diagnostici:

  1. Paura e ansia marcate verso un oggetto o situazione specifici (per es., volare, altezze, animali, ricevere un’iniezione, vedere il sangue).
  2. La situazione o l’oggetto fobici provocano quasi sempre immediata paura o ansia.
  3. La situazione o l’oggetto fobici vengono attivamente evitati, oppure sopportati con paura e ansia intense.
  4. La paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto al reale pericolo rappresentato dall’oggetto o dalla situazione specifici e al contesto socioculturale.
  5. La paura, l’ansia o l’evitamento sono persistenti e durano tipicamente per 6 mesi o più.
  6. La paura, l’ansia o l’evitamento causano disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento relazionale, lavorativo o in altre aree importanti.
  7. Il disturbo non è meglio spiegato dai sintomi di un altro disturbo mentale, tra cui la paura, l’ansia e l’evitamento di situazioni associate a sintomi simili al panico o ad altri sintomi invalidanti (come nell’agorafobia); oggetti o situazioni legate a ossessioni (come nel disturbo ossessivo-compulsivo); ricordi di eventi traumatici (come nel disturbo da stress post-traumatico); separazione da casa o dalle figure di attaccamento (come nel disturbo d’ansia da separazione); o situazioni sociali (come nel disturbo d’ansia sociale).

Quali fobie?

Le fobie vengono categorizzate a seconda della tipologia dello stimolo fobico. Le categorie si dividono in:

  • Animale (ad esempio, ragni, insetti, cani)
  • Ambiente naturale (ad esempio, altezze, temporali, acqua)
  • Sangue-iniezioni-ferite (ad esempio, aghi, procedure mediche invasive)
  • Situazionale (ad esempio, aeroplani, ascensori, luoghi chiusi)
  • Altro. La categoria “Altro” può comprendere gli stimoli più svariati.

Come si manifesta la fobia specifica?

Tipicamente chi soffre di fobia specifica vive in uno stato di maggiore attivazione fisiologica (attività del sistema nervoso simpatico) che genera uno stato di costante agitazione. Ci si sente sempre con le palpitazioni, con tremori e sudorazione, si respira velocemente, con la bocca secca e si ha la sensazione di avere un nodo allo stomaco. In altre persone può, viceversa, attivarsi una risposta opposta, con un forte abbassamento della pressione sanguigna e decelerazione del battito cardiaco, fino a provocare mancamenti o svenimenti. Tali reazioni sono tipiche di fobie legate alla paura delle iniezioni, alla vista del sangue o ferite.

 

Esordio e decorso della fobia specifica

La fobia specifica può svilupparsi in vari modi: solitamente in seguito ad un evento traumatico (per esempio essere attaccati da un animale) avviene un’associazione per la quale si collega lo stimolo che ha generato il disagio (l’animale che ci ha attaccati) con la sensazione di malessere che si è sperimentata, trasformandolo in uno stimolo fobico.
Anche osservare un evento traumatico senza testarlo direttamente su di sé può generare una fobia specifica: se un elemento ha fatto del male a altri potrebbe farlo anche alla persona che osserva, pertanto si crea lo stesso meccanismo di associazione e genera una fobia.
L’associazione è ancora più forte se durante un’esperienza si ha un attacco di panico. In questo caso la persona collega quello che stava facendo o osservando alla sensazione di malessere e forte ansia dell’attacco. In questi casi si possono generare le fobie più stravaganti: una persona per esempio potrebbe iniziare a temere il colore blu perché al momento dell’attacco si trovava di fronte ad una parete di quel colore, associando un elemento non rilevante alla sensazione di panico. Di qui la grande varietà di fobie, spesso imbarazzanti per il soggetto che ne soffre, giustificate però da questo meccanismo.
Infine le fobie possono generarsi dalla trasmissione di informazioni su qualche argomento da parte di altri. La persona si preoccupa, rimugina sulla pericolosità di quello che ha appreso e se viene presa dall’ansia può sviluppare una fobia specifica anche in questa condizione di “sentito dire”.
In tutti questi casi comunque il meccanismo della fobia consiste nell’associare un preciso stimolo a una sensazione di malessere: la persona che apprende che la sua ansia è causata da quel preciso stimolo fobico, lo vorrà evitare a ogni costo, limitandosi nel funzionamento sociale e vivendo in uno stato di maggior tensione e paura. L’età media di insorgenza è tra i 7 e gli 11 anni e non necessariamente la persona ricorda quale sia stato l’evento scatenante la sua fobia.

La Diagnosi esplicativa

In termini fenomenologici, nel caso dei disturbi ansiosi si assiste a uno sbilanciamento dei normali livelli di attivazione fisiologica (arousal). Le persone con tendenze ansiose hanno una capacità enterocettiva, cioè di captare i cambiamenti corporei viscerali, incrementata rispetto agli altri. Pertanto qualsiasi esperienza emotiva intensa, positiva o negativa, potenzialmente innesca ansia, paura, angoscia e attivazione viscerale (per es. tachicardia, sudorazione, tremore o dolori fisici come il mal di pancia). Segue una concentrazione eccessiva (iper-focalizzazione) su tali stati viscerali, che diventano una preoccupazione importante. Lo stato di allerta è sganciato dal contesto in cui emerge (spazio-temporale ed emotivo) e le persone faticano a trovare una causa scatenante. Il pensiero a quel punto diventa quello di aver paura di morire o comunque che stia succedendo qualcosa di brutto (per es. un infarto). Si innesca così il circolo detto “paura della paura”: emerge un’attivazione viscerale e segue una sensazione di pericolo imminente che porta la persona in uno stato ansioso, a questo punto l’ansia non è più modulabile perchè non si riconosce la causa scatenante e arriiva l’attacco di panico.

Per quanto concerne l’agorafobia è la paura di non poter scappare dalla situazione in caso insorgessero sintomi ansiosi. La fobia sociale è l’ansia per il giudizio altrui. L’esposizione interpersonale provoca un’esperienza viscerale negativa che diventa difficile configurare in un racconto.

Gli obiettivi della psicoterapia

L’obiettivo primario è quello di rispondere alla domanda del paziente e spesso coincide con la necessità di ridurre uno o più sintomi di vario genere, in questo caso il primo obiettivo è la riduzione della risposta allo stimolo fobico. Per questo, alla fine dei primi colloqui, si procede insieme al paziente alla rifigurazione di sé. La rifigurazione ha l’obiettivo di modificare il senso di un’esistenza o di parti di essa per arrivare a una trasformazione dei modi di essere-nel-mondo e con-gli altri della persona. Presto la sintomatologia acquisisce un significato e comincia a regredire. Inoltre, questo processo fa in modo che il/la paziente cominci a sentire la possibilità di progettarsi verso differenti e nuovi orizzonti d’attesa (progetti), in accordo con la storia di sé. Soltanto durante il percorso terapeutico gli orizzonti d’attesa maggiormente identitari iniziano ad essere percorsi e l’intera storia di vita di sé diventa sempre più coerente con i nuovi progetti esistenziali. Attraverso la rifigurazione il/la paziente avverte la possibilità di “esistere altrimenti”. Questo conduce il/la paziente ad una trasformazione di sé attraverso un riposizionamento secondo modi di essere maggiormente identitari (Liccione, 2016).
Per prenotare un primo colloquio contattare la dott.ssa Valeria Bleggi al numero 3494531618 oppure visitare la pagina Contatti.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC (trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, Raffaello Cortina, Milano, 2014).

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Torino: Bollati Boringhieri.

 

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