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Emozioni e tempi del COVID-19

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Emozioni e tempi del COVID-19

EMOZIONI E TEMPI DEL COVID-19

L’obiettivo di questo articolo è quello di ripondere alle seguenti domande: qul’è stato ieri ed è oggi l’impatto del nuovo coronavirus sulle nostre emozioni? Come si declina la reazione al COVID-19 nelle figure sanitarie e nelle altre persone? Quali sono i rischi di svuluppare una psicopatologia?

Si cercherà di rispondere a tali domande seguendo un parallelismo tra le emozioni esperite e i vari periodi del coronavirus: dall’arrivo dell’epidemia in Italia, passando per la quarantena, fino al post-pandemia.

Arriva l’epidemia in Italia

Le emozioni delle persone in tale periodo sono: terrore indefinito, incomprensione, confusione, incertezza.

L’esito è unico: la psicosi condivisa. In questo periodo regna sovrana l’incertezza e l’incomprensione: i mass media riferiscono notizie differenti tra loro e poco chiare. La conseguenza è che il panico dilaga a causa di un nemico senza nome da combattere. I supermercati vengono aggrediti e una psicosi condivisa dalla comunità prende sempre più piede.

Il personale sanitario e le forze dell’ordine diventano il bersaglio di incalzanti richieste e di domande, a cui nemmeno loro hanno risposta.

L’Italia è in quarantena: è pandemia

Il nemico ora ha un nome:COVID-19. Le persone sono tenute a rimanere chiuse in casa. Le emozioni prevalenti che si sperimentano in questa fase sono: paura, preoccupazione, noia, confusione, incredulità.

Le possibilità d’azione per la persona si restringono e collassano: niente lavoro e routine quotidiana. Alcuni individui tendono a sottovalutare il pericolo e si espongono ad esso, continuando ad uscire e non rinunciando alla propria quotidianità a favore della salute propria e degli altri.

Con lo scorrere dei giorni la persona potrebbe trovarsi a fare un tuffo nel passato, rivivendo e riscrivendo, o meglio riconfigurando, come direbbe Ricoeur, la propria storia e divenendo forse consapevole delle dinamiche disfunzionali presenti nella propria vita. Questo potrebbe coincidere con l’esacerbazione di una sintomatologia depressiva, che potrebbe coincidere con un crollo degli orizzonti d’attesa (progetti) o altre sintomatologie dovute ad una frattura identitaria.

Anche le coppie possono vacillare in questo periodo. Entrambi i membri della coppia, o uno di essi, può divenire consapevole di dinamiche disfunzionali nella coppia stessa e della volontà di uscire da tale legame per riprendersi in mano la propria vita.

Per le persone che hanno perso i propri cari potrebbe verificarsi un ritardo nell’elaborazione del lutto. I famigliari non assistono a nessuna fase che dovrebbe accompagnare all’elaborazione del lutto. Non vedono la progressione della malattia, dopo che il malato viene ricoverato. Non assistono all’aggravamento sintomatologico fino al decesso. I familiari ricevono chiamate quotidiane dall’ospedale che li aggiorna sullo stato di salute del proprio caro. La stessa voce ne annuncerà la morte. Alcune persone addirittura potrebbero mettere in dubbio il lutto del proprio caro pensando ad un errore dei medici: “è stato ricoverato ma fino al giorno prima stava bene…magari non è lui ma un omonimo”.

I reparti di terapia intensiva hanno terminato le loro risorse e gli operatori sanitario sono allo stremo delle loro forze. Gli orari di lavoro hanno un inizio e mai una fine certa. Le decisioni sulla vita e sulla morte devono essere prese da loro nel corso dell’emergenza ssanitaria. Tali operatori sanitari non vedono le loro famiglie da settimane e non rientrano a casa perchè trasferiti a lavorare in una regione dove c’è più bisogno di loro. Sono sempre più esposti al rischio di sviluppare burnout lavorativo.

Dopo l’epidemia

L’incertezza sul futuro e l’inadeguatezza dominano la scena. I vecchi progetti di sé potrebbero collassare per far spazio a nuovi orizzonti d’attesa. Durante la quarantena potrebbero emergere nuovi progetti oppure potrebbero nascere nuove consapevolezze e questo potrebbe portare ad un collasso dei precedenti orizzonti d’attesa (progetti) della persona, ora non più identitari.

Parallelamente a questa rinnovata consapevolezza di sè, il legame affettivo in corso può volgere al tramonto e potrebbe incombere la necessità, per uno o entrambi i membri della coppia, di separarsi.

In questo periodo si potrebbe collocare un esordio o un’intensificazione di un sintomo (probabilmente depressivo); oppure un riposizionamento di sé nel mondo e con gli altri verso orizzonti d’attesa (progetti) più identitariamente configurati.

Si potrebbe assistere a molte mancate elaborazioni dei lutti da parte dei familiari dei defunti. Tali persone hanno perso i propri cari senza poterli vedere e partecipare ai riti di accompagnamento all’estremo saluto come salutare la persona nel momento del decesso; contattare le pompe funebri; scegliere la bara e i fiori; lavare e accudire il defunto scegliendo per lui/lei l’ultimo vestito; partecipare alla veglia funebre, al rosario e al funerale per poi accompagnare la salma al cimitero dove riposerà per sempre. Tutto ciò potrebbe esitare in un lutto complicato e persistente.

Il personale sanitario, che è stato esposto in prima linea alla situazione emergenziale, potrebbe sviluppare un disturbo acuto da stress e poi un disturbo da stress post traumatico.

Consiglio a tutte le persone che hanno notato l’esordio o l’intensificazione di sintomi di tipo ansioso o depressivo a contattarmi. Insieme potremo prevenire lo sviluppo di psicopatologie e trattare i sintomi che provocano sofferenza.

 

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