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I disturbi del sonno-veglia

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Diagnosi nosografico-descrittiva

Quando si parla di disturbi del sonno-veglia si fa riferimento a un gruppo di disturbi che possono incidere non solo sulla quantità di tempo che riusciamo a dedicare al sonno, ma anche sulla qualità del sonno. Di conseguenza si prevede una compromissione delle attività diurne conseguente a un sonno alterato e non soddisfacente. Come riporta il più recente manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (APA, 2014) i disturbi del sonno si declinano in diverse categorie: il disturbo da insonnia, il disturbo da ipersonnolenza, la narcolessia,  i disturbi del sonno correlati alla respirazione, i disturbi circadiani del ritmo sonno-veglia e le parasonnie.

Il sonno può essere studiato in modo obiettivo attraverso la polisonnografia, una tecnica che combina la misurazione dell’attività cerebrale (EEG), dei movimenti oculari (EOG) e del tono muscolare (EMG).

I diversi stadi del sonno si distinguono sulla base delle caratteristiche EEG, EOG, EMG che si registrano in quel periodo. Gli stadi del sonno sono i seguenti:

  • Sonno Non-REM (Non-Rapid-Eye-Movement):Stadio 1; Stadio 2; Stadio 3 e 4 (sonno profondo).
  • Sonno REM (Rapid-Eye-Movement): In cui solitamente si sogna.

I disturbi del sonno possono essere indotti da sostanze/farmaci.

Disturbo da insonnia

Il disturbo del sonno più frequente è l’insonnia. Circa un terzo degli adulti ne lamenta dei sintomi. Quando sono presenti uno o più sintomi sotto elencati e si verificano almeno tre volte a settimana per almeno tre mesi, si può fare diagnosi d’insonnia:

  • Difficoltà a iniziare il sonno il sonno.
  • Difficoltà a mantenere il sonno con frequenti risvegli e difficoltà a riaddormentarsi.
  • Risveglio precoce al mattino con incapacità a riaddormentarsi.

Frequentemente, chi soffre di insonnia presenta un disturbo psicopatologico associato come il diturbo bipolare, depressivo o disturbi d’ansia.

Narcolessia

La narcolessia è caratterizzata da periodi ricorrenti di irrefrenabile bisogno di dormire. Succede, per la diagnosi, almeno tre volte la settimana negli ultimi tre mesi. Inoltre deve essere presente almeno uno tra i seguenti sintomi:

  • Episodi di cataplessia (perdita improvvisa del tono muscolare bilaterale e perdita di coscienza).
  • Carenza di ipocretina.
  • La polisonnografia del sonno notturno mostra una latenza del sonno REM minore o uguale a quindici minuti; oppure una latenza media del sonno, in test ripetuti, uguale o inferiore a otto minuti e due o più periodi di addormentamento in sonno REM.

Disturbi del sonno correlati alla respirazione

Tali disturbi sono caratterizzati, come dice il termine, da problemi di respirazione che ostacolano il sonno. Tali disturbi sono:

  • Apnea/ipopnea ostruttiva del sonno.
  • Apnea centrale del sonno.
  • Ipoventilazione correlata al sonno.

Disturbi circadiani del ritmo sonno-veglia

In tali disturbi si nota un’alterazione del sistema circadiano o un disallineamento tra il ritmo circadiano endogeno e il ritmo sonno-veglia richiesto dalle condizioni fisiche di un individuo o imposto da impegni sociali o lavorativi (come il lavoro che prevede dei turni notturni).

Parasonnie

Le parasonnie sono disturbi caratterizzati da esperienze  e comportamenti anomali o da eventi fisiologici che si verificano in associazione al sonno, a specifici stadi del sonno o nei passaggi sonno-veglia. Le parasonnie più comuni sono:

  • Disturbi dell’arousal del sonno non-REM: sonnambulismo o terrori del sonno.
  • Disturbo da incubi.
  • Disturbo comportamentale del sonno REM.
  • Sindrome delle gambe senza riposo.

Diagnosi esplicativa

La storia di vita della persona, unica e irripetibile, da significato alla dignosi. Spesso i disturbi del sonno si verificano in persone con uno stile di personalità tendente alla depressione o alla fobia. Riconoscendo il modo di essere della persona è possibile la rifigurazione, insieme al paziente, che da senso al/ai sintomo/i.

Obiettivi della psicoterapia

L’obiettivo primario è quello di rispondere alla domanda del paziente e spesso coincide con la necessità di ridurre uno o più sintomi di vario genere. Per questo, alla fine dei primi colloqui, si procede insieme al paziente alla rifigurazione di sé. La rifigurazione ha l’obiettivo di modificare il senso di un’esistenza o di parti di essa per arrivare a una trasformazione dei modi di essere-nel-mondo e con-gli altri della persona. Presto la sintomatologia acquisisce un significato e comincia a regredire. Inoltre, questo processo fa in modo che il/la paziente cominci a sentire la possibilità di progettarsi verso differenti e nuovi orizzonti d’attesa (progetti), in accordo con la storia di sé. Soltanto durante il percorso terapeutico gli orizzonti d’attesa maggiormente identitari iniziano ad essere percorsi e l’intera storia di vita di sé diventa sempre più coerente con i nuovi progetti esistenziali. Attraverso la rifigurazione il/la paziente avverte la possibilità di “esistere altrimenti”. Questo conduce il/la paziente ad una trasformazione di sé attraverso un riposizionamento secondo modi di essere maggiormente identitari (Liccione, 2016).
Per prenotare un primo colloquio contattare la dott.ssa Valeria Bleggi al numero 3494531618 oppure visitare la pagina Contatti.

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC (trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, Raffaello Cortina, Milano, 2014).

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Torino: Bollati Boringhieri.

 

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