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I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Diagnosi nosografico-descrittiva

Secondo la classificazione del DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali, APA, 2014) i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione più frequenti sono quelli presentati di seguito.

 

Disturbi più frequenti nell’infanzia:

Pica

La caratteristica fondamentale della Pica consiste nella “persistente ingestione di una o più sostanze senza contenuto alimentare non commestibili” (ad esempio, stoffa, metallo o ghiaccio) per un periodo uguale o superiore a 1 mese. La Pica esordisce comunemente in età infantile e più raramente negli adulti.

Disturbo da ruminazione

Tale disturbo è caratterizzato da ripetuto rigurgito di cibo (successivamente rimasticato, ringoiato o sputato) per un periodo uguale o superiore a 1 mese e non attribuibile a un problema gastrointestinale o a un’altra condizione medica. Il disturbo da ruminazione è più comune nell’infanzia.

Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo

Proviene dalle classificazioni dedicate all’infanzia anche il Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, che si manifesta attraverso la “persistente incapacità di soddisfare le appropriate necessità nutrizionali e/o energetiche”. Gli individui si alimentano ad esempio con un numero limitato di cibi “preferiti”, quali pasta, dolci e patatine. Il DSM-5 precisa che tale comportamento alimentare non deve risultare associato a mancata disponibilità di cibo o a pratiche culturali (ad es. il digiuno religioso).

 

Disturbi più frequenti nell’adolescenza e nell’età adulta:

Anoressia nervosa

Tale disturbo si manifesta prevalentemente nelle femmine. I criteri diagnostici prevedono la presenza di una restrizione nell’assunzione di calorie e il peso corporeo è significativamente basso. C’è un’intensa paura di ingrassare e un’alterazione della rappresentazione mentale del proprio corpo, la quale porta ad una costante sensazione di sentirsi grassa. La gravità del disturbo dipende dall’Indice di Massa Corporea (IMC), pari al rapporto tra il peso e l’altezza al quadrato. A differenza della precedente edizione del DSM, nel DSM-5 (APA, 2014) l’amenorrea (assenza di mestruazioni) non è più un criterio fondamentale per porre diagnosi di Anoressia nervosa. Ci possono essere o meno condotte compensatorie (per es. digiuno, vomito autoindotto, lassativi o diuretici,attività sportiva intensa).

Bulimia nervosa

La bulimia nervosa è caratterizzata da ricorrenti abbuffate e inappropriate condotte compensatorie che si verificano almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi. Durante l’abbuffata si verifica un’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Tale episodio è caratterizzato dalla sensazione di perdere il controllo. Le  condotte compensatorie sono utilizzate per prevenire l’aumento di peso a seguito di un episodio di abbuffata e consistono ad esempio nel vomito autoindotto; abuso di farmaci (quali lassativi e diuretici); digiuno o attività fisica eccessiva. Un criterio diagnostico comune all’Anoressia nervosa è quello che prevede l’eccessiva influenza del peso e della forma corporei sui livelli di autostima dell’individuo. La differenza principale tra Anoressia nervosa e Bulimia nervosa rigurda il fatto che nella prima la persona è evidentemente sottopeso mentre nella seconda è normopeso.

Binge eating disorder

Tale disturbo è caratterizzato da abbuffate che si verificano almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi. Non ci sono condotte compensatorie, a differenza della bulimia nervosa. Spesso il disturbo da Binge eating può portare a Obesità.

 

Diagnosi esplicativa

In termini fenomenologici, nel caso dei disturbi alimentari, vi è un rapporto con il cibo alterato. Nell’Anoressia nervosa di oggi la persona cerca di aderire all’immagine che i mass media valorizzano: la magrezza. Tuttavia l’Anoressia nervosa esiste da molto tempo prima dell’invenzione dei vari mezzi divulgativi come la televisione e i social network. Si pensi alle sante ascetiche che praticavano digiuno a fini religiosi fino alla morte. Il rappirto tra sè e l’altro è regolato da processi di adesione-demarcazione ma questa visione, che appartiene al primo post-razionalismo, non tiene conto degli aspetti pre-riflessivi soggettivi: il modo di essere situato nel-mondo e con-gli-altri, in termini Heiddegeriani. La sensibilità al giudizio consegue ad un peculiare modo di essere situato e di emozionarsi di quella specifica persona. Il giudizio, le aspettative altrui sono le bussole che guidano la persona anoressica. Quando la persona a cui ci si affida viene a mancare (si pensi alla rottura di una storia affettiva o ad un decesso ma anche ad una discussione importante) le tonalità emotive in cui la persona si ritrova sono quelle del senso di vuoto e della solitudine. A quel punto il corpo diventa un modo per sentirsi viva. L’astinenza protratta nel tempo ha lo scopo di mantenersi in una costante sensazione di fame (starving). L’altra persona non serve più perchè c’è un ritiro verso di sè e quindi verso il proprio corpo. Il perfezionismo perseguito dalla persona anoressica ha lo scopo di aderire ai canoni imposti dalla società moderna e divulgati tramite i mass media. L’obiettivo è quello di essere accettati socialmente aderendo ai canoni di perfezione imposti. L’esercizio fisico intenso ha la funzione di aumentare le sensazioni viscerali, sensazioni fisiche intense come quelle che insorgono mantenendosi nella fame, con l’obiettivo di sentirsi, sentire il proprio corpo.

Per quanto concerne la bulimia si evidenzia il bisogno essenziale di sentirsi approvati dall’altro. Il corpo deve essere adeguato ai canoni sociali per sentirsi adeguati a livello estetico. Il corpo è il bersaglio del giudizio negativo degli altri. Quando c’è un giudizio negativo da parte dell’altro la persona si fa corpo e la fame e le sensazioni viscerali che conseguono all’abbuffata sostituiscono la ben più ampia gamma di sentimenti, che non vengono riconosciuti. L’abbuffata può essere di tipo attivante o ansiolitica. nel primo caso ha il ruolo di attivare la persona a seguito di sensazioni di spegnimento, simil-dissociative. nel secondo caso la funzione è quella di spegnere le sensazioni negative conseguenti ad un giudizio negativo. Le condotte compensatorie permettono il ritorno alla realtà, fatta di adeguatezza estetica.

Nel binge eating disorder ci sono delle abbuffate senza condotte compensatorie. Il ruolo delle abbuffate può essere, come descritto nel caso della Bulimia nervosa, ansiolitico o attivante.

 

Obiettivi della psicoterapia

L’obiettivo primario è quello di rispondere alla domanda del paziente e spesso coincide con la necessità di ridurre uno o più sintomi di vario genere. Per questo, alla fine dei primi colloqui, si procede insieme al paziente alla rifigurazione di sé. La rifigurazione ha l’obiettivo di modificare il senso di un’esistenza o di parti di essa per arrivare a una trasformazione dei modi di essere-nel-mondo e con-gli altri della persona. Presto la sintomatologia acquisisce un significato e comincia a regredire. Inoltre, questo processo fa in modo che il/la paziente cominci a sentire la possibilità di progettarsi verso differenti e nuovi orizzonti d’attesa (progetti), in accordo con la storia di sé. Soltanto durante il percorso terapeutico gli orizzonti d’attesa maggiormente identitari iniziano ad essere percorsi e l’intera storia di vita di sé diventa sempre più coerente con i nuovi progetti esistenziali. Attraverso la rifigurazione il/la paziente avverte la possibilità di “esistere altrimenti”. Questo conduce il/la paziente ad una trasformazione di sé attraverso un riposizionamento secondo modi di essere maggiormente identitari (Liccione, 2016).
Per prenotare un primo colloquio contattare la dott.ssa Valeria Bleggi al numero 3494531618 oppure visitare la pagina Contatti.

 

Bibliografia

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC (trad. it. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione, Raffaello Cortina, Milano, 2014).

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Torino: Bollati Boringhieri.

 

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