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Il modello teorico

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Psicoterapia Cognitiva Neuropsicologica

Ogni paziente è un “individuo” e i suoi modi esperienziali (compresi quelli patologici) sono sempre mediati dalla propria ed unica storia di vita. Pertanto, non è possibile comprendere una manifestazione psicopatologica attraverso la semplice categorizzazione dei sintomi. Ad esempio, definire un paziente come “ansioso”, se da una parte ci permette di cogliere alcune invarianti emotivo-comportamentali che condivide con altri pazienti (oggettivazione), nulla ci dice dei suoi specifici modi patologici (cause di insorgenza e mantenimento sintomatologico).

Allo stesso modo, ricondurre quell’ansia ad una presunta modalità universale dello sviluppo o ad una specifica struttura personologica, di fatto, comporterà l’immediato annullamento dell’individuo (de-umanizzazione).

Le modalità di manifestazione della patologia sono ogni volta l’effetto di un sentir-si esperienziale veicolato dalla propria storia di vita e dagli specifici orizzonti d’attesa (apertura alle possibilità di sé).

Di conseguenza, un disturbo di natura ansiosa, non è una semplice somma di sintomi (categorizzazione psichiatrica), non consegue ad un modo cristallizzato di generare il senso di ciò che accade (es. organizzazione di significato personale, teoria dell’attaccamento, etc) e non è neppure l’effetto di qualche credenza irrazionale.

Soltanto attraverso l’analisi dell’esperienza del singolo paziente (individuo), così come essa emerge nel più vasto quadro del suo racconto (identità narrativa), e tenendo conto del contesto storico-culturale di appartenenza (rete coerente di rimandi), lo psicoterapeuta sarà in grado di cogliere, e conseguentemente di curare, quello specifico disagio emotivo.

Prof. Davide Liccione

 

L’obiettivo della psicoterapia:

“Esistere altrimenti”

Una storia di vita è un’opera aperta, perché la vita è un progetto-gettato, ossia un movimento verso progetti di sé a partire da una specifica apertura storico-culturale. Il “progetto-gettato” (Heidegger, 2005) si articola in un insieme di orizzonti d’attesa che non sono sempre prevedibili, il cui percorso può modificare il senso dell’intera storia passata dell’individuo.

Alla fine dei primi colloqui la rifigurazione di sé ha l’obiettivo di modificare il senso di un’esistenza o di parti di essa per arrivare a una trasformazione dei modi di essere-nel-mondo e con-gli altri della persona. Questo processo fa in modo che il/la paziente cominci a sentire la possibilità di progettarsi verso differenti e nuovi orizzonti d’attesa (progetti), in accordo con la storia di sé. Soltanto durante il percorso terapeutico gli orizzonti d’attesa maggiormente identitari iniziano ad essere percorsi e l’intera storia di vita di sé diventa sempre più coerente con i nuovi progetti esistenziali. Attraverso la rifigurazione la paziente avverte la possibilità di “esistere altrimenti”. Questo condurrà il/la paziente ad una trasformazione di sé attraverso un riposizionamento secondo modi di essere maggiormente identitari (Liccione, 2016).

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