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Il rapporto con il proprio corpo in epoca di COVID-19

"Più in alto della realtà si trova la possibilità" Heidegger

Il rapporto con il proprio corpo in epoca di COVID-19

In questo periodo si sono verificati per l’intera popolazione eventi traumatici e stressanti che hanno fatto insorgere o portato all’esacerbazione di disturbi già presenti.

La sofferenza psicologica risulta essere molto variabile anche se solitamente incentrata in un range i cui sintomi variano dall’ansia alla paura. Anche se molti individui possono mostrare sintomi anedonici o disforici oppure l’esternalizzazione di rabbia e aggressività o anche a sintomi dissociativi. Questo evidenzia la variabilità dell’espressione della sofferenza che si manifesta a seguito all’esposizione di  questi eventi catastrofici o avversi.

 

Come reagisce il nostro corpo in queste situazioni?

Per poterlo spiegare sarà necessaria una digressione partendo dal significato di Corpo. Il Corpo è aperto  al mondo, noi riceviamo stimoli dal mondo e a questi reagiamo   con intenzionalità. Il rapporto corpo-mondo è decisivo nella vita di ognuno di noi  e il mondo in cui viviamo cambia molto il nostro modo di essere nel mondo. In questo periodo il nostro mondo, il mondo che ognuno di noi viveva quotidianamente, è cambiato e insieme a lui il modo in cui il  corpo si rapporta ad esso.

Noi abbiamo un corpo fatto da organi, il Koerper, cioè il corpo ridotto  a cosa e che rimane dopo la mia morte e il corpo come viene vissuto nella vita, il corpo che io sono, il Lieb.

Koerper è il nome che Husserl utilizza per designare appunto il “corpo-oggetto” o “corpo rappresentazione”: il corpo in quanto occupa un certo spazio e risponde quindi a certe misure, il corpo in quanto ridotto alla mera misurazione di certe quantità (peso, lar. ghezza, lunghezza, etc.).  Ma proprio perché quella definizione vale per qualsiasi corpo, essa non risponde alla peculiarità dell’esperienza del corpo che sono e per cui sono al mondo. E’ il corpo vissuto secondo questa esperienza che Husserl chiama Leib.  Si tratta del corpo in quanto unità vissuta di percezione e movimento (movimento differente da quello delle cose, sottolineerà Merleau-Ponty, perché loro sono mosse, mentre io mi muovo.

Merleau-Ponty  parla addirittura di “carne del mondo” per sottolineare la nostra tendenza a vivere  quest’ultimo quale Koerper sempre sul punto di divenire Leib. Si tratta dell’esperienza della carne in quanto abitata dalla possibilità di un’alterità, cioè dall’imminenza di rovesciamento: un’esperienza che quella della corporeità come possesso e controllo non può mai cancellare e alla quale è dunque perennemente esposta. Insomma, l’esperienza della corporeità come possesso e controllo si caratterizza come sempre sul punto di essere perdita di questo possesso e controllo.

 

Le limitazioni in quarantena come hanno influenzato il rapporto con l’altro?

Durante la quarantena che abbiamo vissuto siamo stati spettatori di un cambiamento del nostro mondo, in primo luogo in maniera oggettiva, dove sono state date regole precise legate a limitazioni del nostro corpo, non si poteva più uscire, non più contatti fisici se non con familiari, uso di mascherine che camuffavano la nostra identità e guanti che rendevano difficile il contatto con il mondo.

Il rapporto corpo-mondo, l’ essere vicini o lontani ha cambiato  molto la comunicazione con l’altro. Oltre allo schermo del computer  per rapportarsi con gli altri le mascherine sono andate a frapporsi nell’incontro con l’altro inficiandone l’autenticità. La mascherina va a precludere il linguaggio non verbale e di conseguenza andranno così a perdersi le sfumature che questo comporta. Anche il dover tener lontano l’altro o l’essere tenuti lontani ha cambiato il nostro modo di essere al mondo. Quando andiamo al supermercato e ci viene misurata la temperatura il rimando che ci arriva è quello di un corpo malato o potenzialmente tale. Ma non dobbiamo permettere che queste limitazioni inficino le nostre interazioni, se non ci è permesso toccare l’altro, abbracciarlo o stringergli la mano, non vuol dire che non si possano usare gli altri sensi. Possiamo usare l’udito per sentire e ascoltare l’altro, la vista per guardarlo perché anche se una parte del viso è camuffata le nostre emozioni possono trapelare anche dallo sguardo, da come guardiamo l’altro. Questo è un invito a provare altri modi per raggiungere l’altro, non rimanendo così schiacciati dalla situazione in atto.

A livello soggettivo il nostro vissuto  del corpo rimane relativo al mondo dove ognuno di noi vive. Come afferma Galimberti, Se la salute consiste nel rapporto tra uomo e mondo, quando una persona sta bene la caratteristica del corpo sta nel farsi ignorare, quando si sta bene si ignora il corpo. Del corpo si inizia ad accorgersi quando si sta male, la cosa più grave della malattia non è il male ma la destrutturazione tra corpo e mondo.

 

In quali casi avviene una destrutturazione tra corpo e mondo?

in questo caso se si è stati esposti al corona virus o se sono presenti disturbi legati alla percezione del corpo  viene a crearsi una destrutturazione. Il soggetto affetto da coronavirus avrà visto il proprio mondo messo sullo sfondo e il coincidere del proprio io con il corpo malato. Ma le situazioni di separazione dal mondo non avvengono solo in caso di un corpo malato ma sono relative anche alla percezione del corpo che si ha. Il nostro modo di emozionarci è sia un sentirsi carnale,  sia un modo di comprendere la situazione in corso dove il senso di stabilità personale varierà conseguentemente alla tendenza a emozionarsi in base al corpo , oppure sull’altro, . In questo periodo dove il nostro mondo, così come lo vivevamo quotidianamente, è cambiato   si sono andati ad intensificare casi di persone affette da Disturbo alimentare dove il corpo era già vissuto come altro da sè ed era già in atto una destrutturazione tra corpo e mondo. Persone la cui stabilità personale  è caratterizzata dalla centratura sulla dimensione dell’alterità, dove la propria identità dipende dai rimandi dell’altro.

Prendiamo invece il caso di una persona ipocondriaca, il cui senso di stabilità personale è focalizzato sul corpo. In questo periodo di pandemia, dove limitazioni e restrizioni rimandavano alla possibilità di ammalarsi, la sua focalizzazione sarà stata portata ad un livello altissimo, dove la sua stabilità personale sarà focalizzata sull’ascolto dei  segnali corporei, come sensazioni fisiche di incipiente malattia, e non in risposta della situazione emotiva in atto. Lo stato emotivo di un soggetto ipocondriaco varierà da un semplice timore fino ad un crescente stato di angoscia. Dove l’informazione televisiva sulla crescita dei casi, i controlli sempre maggiori avranno portato  questa persona ad un erronea interpretazione dei segnali corporei, e di conseguenza condotta ad una esasperata ricerca di aiuto  senza però un oggetiva presenza dei sitomi che la richiedevano.  L’ipocondriaco si troverà ancora più in difficoltà nell’associare il segnale corporeo con lo specifico modo di sentirsi emotivamente situato, e tornerà all’angoscia di essere in preda al covid anche dopo essersi recato più volte al Pronto Soccorso.

 

Il periodo di quarantena e di post quarantena come ha influenzato il nostro modo di vivere?

Questo periodo ha modificato e trasformato i vissuti delle persone fino ad arrivare a portarci a dover ricostruire il nostro modo di stare nel mondo. Nel giro di poco tempo anche adolescenti e bambini hanno visto stravolgersi le loro vite e la loro quotidianità. Tutto questo ha portato ad un mutamento nel modo di percepire il mondo circostante e soprattutto nei più piccoli uno stravolgimento della loro routine e della sicurezza sul cosa doversi aspettare. Il tempo è stato un punto chiave in questo periodo di quarantena dove il vissuto emotivo ed esperienziale è stato esperito diversamente dalle persone, per alcuni come dilatato e infinito, come nelle persone affette da depressione o veloce come nei soggetti caratterizzati da tratti ansiosi . Abbiamo visto precluderci le nostre possibilità d’azione e i nostri progetti futuri, molti dopo il tracollo finanziario hanno visto crollare le possibilità di portare avanti i propri progetti e la necessità di riinventarsi portando così in alcuni casi alla presenza di fratture identitarie. L’alterazione dell’identità personale coincide con la mancata appropriazione di parti che fanno parte della nostra esperienza. Ognuno di noi nasce in uno specifico contesto storico e culturale, Heidegger parla di essere umano come  progetto- gettato, in una determinata apertura di mondo e da qui non può fare a meno  di essere se stesso ma quando la persona vede stravolgere i propri progetti e non avviene una riappropriazione dell’esperienza vissuta saremo in presenza di una frattura identitaria.

 

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